Automazione industriale: quale futuro?

immagine articolo 2Ad oggi l’automazione industriale ha subito notevoli miglioramenti e ha tracciato nuove traiettorie verso processi semplificati grazie a un mix di nuove tecnologie avanzate come Intelligenza artificiale, Deep e Machine Learning, droni e robot, Smart Technology e Internet of Things.

Nel prossimo futuro Digital Transformation e Machine Automation, rappresenteranno una priorità per le aziende proprio perché con un impatto migliorativo su ogni ambito dell'attività, stanno diventanto imprescindibili per tutti i tipi di business. Dalla supply chain alla user experience ogni area del mercato è stata accelerata grazie a applicazioni, software e macchine capaci di sostituire in parte o in toto alcune fasi del lavoro.

In molte realtà aziendali le applicazioni di queste nuove digital skills, spesso sono ancora circoscritte ad attività a bassa complessità, così come in settori più tradizionali, per i quali però diviene assolutamente vitale adeguare i propri ritmi a quelli correnti, per garantirsi maggiore vantaggio competitivo e la possibilità di rimanere sul mercato.

Secondo l’ultimo Report McKinsey Global Institute, pubblicato da Assolombardia, l’automazione delle attività è in grado di aumentare il tasso di crescita annuo a livello globale tra lo 0,8% e l’1,4%. Questo, per il nostro paese, comporterebbe un notevole abbattimento dei costi del lavoro, che in futuro potrebbe significare anche l’abbassamento della tassazione sulle imprese e della pressione fiscale generale.

Allo stesso tempo, esistono numerose professioni, soprattutto tra quelle che comportano elaborazione di dati e forza fisica, le cui attività risulteranno via via, interamente automatizzabili: il Report stima che per circa il 60% delle professioni la quota che può essere affidata alle macchine è non meno del 30%.

Gran parte del dibattito attuale inerente queste tematiche, tende a mettere in luce il rischio di disoccupazione che l’automazione potrebbe generare. Quattro milioni di lavoratori rischiano un demansionamento delle loro attività, con riduzione di stipendio. In tutto sarebbero 7 milioni i posti di lavoro a potenziale rischio disoccupazione, ma forse la metà, se prendiamo in considerazione fattori come l’impatto dell’invecchiamento della popolazione e le nuove opportunità del mercato del lavoro nell’era dell’AI e dell’automazione stessa.

Il timore di vedersi sostituiti nel lavoro è tangibile negli ultimi tempi, ma non è nuovo al nostro sistema di lavoro: anche durante le prime rivoluzioni industriali, tra fordismo e toyotismo le condizioni di lavoro cambiavano, i processi venivano velocizzati e si ottenevano risultati ottimizzando tempi e risorse.  Nonostante ciò, l’uomo però ha sempre trovato la propria dimensione all’interno dei nuovi processi, ance grazie all’emersione di nuove necessità lavorative, e con esse di nuove mansioni e competenze.

La formazione dunque diventa il secondo elemento imprescindibile dei nostri tempi, al fianco dell’automazione per ottenere un rendimento ottimale: se l’automazione rappresenta uno strumento con cui raggiungere muovi obiettivi, più performanti, la formazione rappresenta lo strumento con cui far conoscere il nuovo modo di lavorare.

Il futuro del lavoro non sarà rappresentato soltanto dall’automazione e dai robot, ma dall’insieme coordinato e collaborativo di uomo e macchina, che oltre ad aumentare l’efficienza garantirà nuovi e sempre più elevati standard di sicurezza, e maggiore qualità degli ambienti di lavoro.

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