New media e adolescenza

immagine articolo 7La scorsa settimana abbiamo lanciato un sondaggio sul nostro profilo Linkedin per chiedere alla nostra community di esprimere un parere circa la propria impressione riguardo la possibilità di utilizzare i new media a scopo educativo.

La domanda che abbiamo posto è questa: “La deriva educativa italiana attira nuove attenzioni a seguito degli ultimi fatti di cronaca. I new media possono aiutare?”.

Queste invece, le opzioni di risposta:

  1. Si, sono il futuro!
  2. No perchè sono incontrollabili
  3. Si, ma con un utilizzo diverso

Ben l’82% degli utenti ha scelto la terza risposta, palesando di essere d’accordo sul potenziale dei new media, ma allo stesso tempo auspicandone un utilizzo diverso.

La prima domanda che probabilmente alla maggior parte di noi viene in mente è “come, allora?”.

I mezzi per evolvere il ruolo di uno strumento digitale e trasformarlo in un mezzo educativo, sono molteplici. Nel corso del tempo ognuno di noi ha imparato a utilizzare i dispositivi digitali, e per scopi differenti. E l’adattamento e la creatività ci permettono di escogitare strade nuove per imparare giocando, allenare la manualità e memorizzare nozioni. Quello che oggi accade soprattutto nella relazione tra genitori e figli molto piccoli.

La vera domanda dunque, dovrebbe puntare l’attenzione sul perché, piuttosto che sul come. Perché l’utilizzo che le generazioni più giovani fanno della tecnologia, finisce sempre per avere un risvolto della medaglia negativo?

Per provare a rispondere a questa domanda, occorre partire dagli stadi evolutivi e dai bisogni correlati ad ognuno di essi. Le fasi della vita, le vicissitudini che affrontiamo, il peso che diamo via via alle cose, cambiano man mano che diventiamo adulti, e lo fanno riordinando le priorità di ognuno secondo personalissimi assetti. Questo comporta la creazione di una singolare identità, il suo modo di leggere il mondo e la sua capacità di riconoscersi in esso.

Una tra le missioni più difficili da sempre è quella di riuscire a riconoscere i condizionamenti che ci arrivano dall’esterno, imparando a definire un confine tra noi e gli altri. In questo modo riusciamo a filtrare le informazioni e scegliere con attenzione a cosa riservare importanza.

L’abbattimento delle barriere comunicative ha velocizzato questo processo. Il dogma del digitale è la velocità, e proprio per questo, oggi i più giovani riescono ad affacciarsi al mondo con molta più facilità delle generazioni precedenti, a volte pensando che quanto riflesso nello schermo di un cellulare sia la pura realtà, il mondo intero.

Accade quindi, che l’accesso ininterrotto all’informazione droga la comunicazione e altera la percezione, convincendo ognuno di conoscere a pieno il mondo circostante, e offrendo come specchio in cui riconoscersi solo uno schermo.

Esiste un modo per interrompere questo circolo vizioso?

Forse i nostri genitori ci avrebbero sequestrato il cellulare, proibito di usare internet e raccontato l’idea di mondo secondo loro più giusta. Queste strategie però, non danno quasi mai i risultati sperati e offrono solo un capro espiatorio.

 La cosa migliore da fare è allenare il senso critico, abituarci a metterci in discussione e a validare le informazioni che ogni giorno assorbiamo. Costruire alleanze tra insegnanti e alunni, genitori e figli, pazienti e medici, che siano basate sulla reciproca consapevolezza, e corretta percezione dell’altro.

Educare al pensiero critico è semplice, ed è lo strumento giusto per filtrare le informazioni in maniera sana. In questo la tecnologia ci ha regalato tantissime nuove opportunità, tanto da diventare una stampella per chiunque abbia bisogni specifici correlati all'apprendimento. Rimane la certezza che per imparare a utilizzare un approccio critico dobbiamo conoscere: in questo caso conoscere i mezzi digitali su cui si è spostata la comunicazione.

Ed eccoci arrivati al “come”: conoscere pericoli, opportunità, dettagli, abitudini di utilizzo di cosial, e piattaforme digitali, ci può aiutare a capire dove ci stiamo collocando e come possiamo essere d’aiuto. Nell’utilizzo che le varie età fanno dei new media, c’è differenza, come dicevamo all’inizio, e pertanto conoscere queste differenze significa comprendere come interagire con ogni persona in base alle sue necessità e aspettative.

Asset 21 a tale scopo ha progettato un corso dedicato a queste tematiche, grazie alla presenza di docenti con esperienza pluriennale nell’educazione mediale.

Per approfondirne contenuti, modalità didattiche e costi, puoi cliccare qui.

A ottobre è in programmazione un webinar online gratuito per tutti coloro che vogliano incontrare le docenti e approfondire le tematiche del Gaming e Media Education.

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