New Media Education e GAP generazionale

immagine articolo 5Ormai da decenni, la Media Education è diventata uno strumento strategico per arginare i rischi a cui internet espone, al fine di tutelare i diritti dei più giovani.

Questa chiave di lettura in cui l’educazione all’utilizzo sapiente dei media, faceva da scudo rispetto a bambini e adolescenti però, negli anni si è evoluta raggiungendo una nuova dimensione: ad interagire con gli strumenti multimediali non è più un soggetto passivo che necessita di tutela, bensì un soggetto con competenze che si possono allenare e agire.

La Media Education, dunque, diviene strumento di potenziamento e viene utilizzata per favorire lo sviluppo di consapevolezza e di pensiero critico: piuttosto che a difendere il bambino, crea le condizioni perché quest’ultimo possa mettere in atto strategie di auto-difesa.

Per ogni professionista del campo educativo, indipendentemente dal target e dalle motivazioni che muovono l’azione educativa, esiste un solo mantra: quello di lavorare per la propria assenza, fino a rendere indipendente e autonomo il soggetto che si accompagna nella propria evoluzione.

La massiva digitalizzazione e l’evoluzione tecnologica che il mondo sta seguendo, pone due necessità educative fondamentali: se da un lato troviamo gli user più piccoli con la necessità di apprendere nuove conoscenze e competenze rispetto ai rischi e alle possibilità correlate all’utilizzo dei media, dall’altro troviamo un pubblico ancora più ampio di insegnanti, educatori, assistenti all’infanzia, animatori e genitori stessi, che hanno necessità di comprendere come alunni e figli interagiscono con le nuove tecnologie.

Il GAP che si apre tra educatori ed educandi, sul fonte dei media è davvero grande e insidioso.

Gli user possono interagire con contenuti online di varia natura, che si tratti di video, giochi, podcast, e simili, e possono farlo in qualsiasi luogo e momento grazie allo smartphone, mezzo che ha pienamente sostituito tanti strumenti digitali del recente passato, diventando al contempo telefono, televisione, punto di accesso a Internet, macchina fotografica, telecamera, riproduttore di clip audio.

La libertà di accesso e l’opportunità di creare contenuti passando da spettatore a creator, però, porta con sé anche il rischio aumentato del cyberbullismo, dell’adescamento.

Proprio per questo si tende a parlare di New Media Education, raggruppando tutte le attività che possono avvicinare gradualmente e in maniera più consapevole le nuove generazioni alla tecnologia, e le generazioni più grandi al mondo completamente nuovo che i giovani hanno per comunicare e interagire.

Ad ognuno di noi sarà capitato almeno una volta di ascoltare ragazzi più giovani e non comprendere alcune delle parole da loro utilizzate, o nel caso opposto, di utilizzare parole per noi diventate di uso comune con genitori o nonni che non ne avevano la stessa percezione. Anche banalmente a livello di linguaggio le generazioni possono essere davvero molto distanti. Soprattutto quando lo stesso linguaggio cambia sulla base dei nuovi trend e inglesismi diffusi dai social media.

Conoscere e comprendere l’uso dei media permette agli adulti di avvicinarsi all’ambiente in cui i propri ragazzi sono immersi, attivando un dialogo efficace, strutturando attività formative e situazioni di apprendimento che possano coinvolgerli e mostrare loro un utilizzo diverso dello stesso strumento digitale.

Ma non si tratta solo di questo.

Avvicinare generazioni che hanno distanze sempre più grandi da colmare, permette di mantenere più salda la relazione educativa, e di ottenere risultati in tempi più brevi tramite azioni che riconoscano i nuovi modelli comunicativi e relazionali adoperati dalle nuove generazioni, e possano supportarli positivamente con strumenti digitali a loro familiari.

La chiave dunque risiede proprio qui, nella capacità di partire da genitori ed educatori per promuovere la consapevolezza che le tecnologie digitali possono essere un grande alleato della relazione educativa, ma solo se abbiamo contezza di come funzionano, di cosa permettono di fare e delle strategie con cui prevenire rischi ed eventuali utilizzi errati.

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